Storie di vita personale

Storia di un viaggio orizzontale

Sono passati poco più di due mesi dal mio lancio. Le emozioni sono ancora vive ed intense e il pensiero sorvola spesso tra l’adesso e quel giorno.

Questa possibilità arriva inattesa per il mio 40° compleanno. E mi rendo conto che ci sono delle cose che non ho mai considerato: forse possibilità negate per paura? O forse perché non ritengo rientrino nella mia sfera di interessi e azioni personali?

Un video suggerito da mio fratello fa breccia. Decido quindi di aprirmi a questa opportunità, repentinamente rifiutata prima e caldamente accettata dopo, nella consapevolezza di avvicinarmi ad un limite o

al desiderio di librarsi in aria e di scorrere, come gli uccelli, sulle pianure e sulle montagne.Leonardo da Vinci
Circa un mese dopo il cielo mi aspetta. Ma non partiamo da su; iniziamo dal basso!

Arrivo all’hangar, spiegazioni tecniche e vestizione non mi generano emozioni intense e inizio ad assaporare la bella atmosfera con un saldo riferimento: i miei piedi sono attaccati al suolo!

Poi, si va in aereo, comincia la salita in quota, percorro l’altezza ed il mio riferimento è sempre il suolo: guardo dal finestrino, mi godo il panorama, la leggerezza di quel piccolo aereo e penso all’atterraggio (ancora il suolo!). Ad un certo punto, il portellone si apre e qualcuno inizia a saltare. Come in un cartone animato, le persone dopo il lancio diventano subito piccolissime, dei puntini!

Ed ecco il mio momento, sento già l’aria e il suo rumore. Credo di avere perso proprio in quel punto il riferimento con il suolo! Sì, non pensi più al terreno!

Volare, non prevede il suolo, volare prevede il cielo! Te e il cielo!

Ed in quei 60 secondi di caduta libera, le tue sensazioni spaziano come non mai in orizzontale!

Dirai: in orizzontale?! Ma se vai giù in picchiata?!

STOP! (Sarebbe bello fermare quel momento, avere la possibilità di allungarlo un po’).

Rivediamola da qui:

per alcuni versi il salto può essere visto come una metafora della vita. Quando pensi a qualcosa di grande, spiazzante e al “limite”, senti la paura, la tensione per ciò che è “oltre” te, qualcosa che non conosci, di nuovo, di intenso. Perché un salto, un lancio è staccarsi dal terreno, da ciò che è noto.

E così spesso ti allontani, ti ritiri, preferisci rinunciare ad assaporarlo e ti perdi questo “oltre”, restando ancorato giù e con “i piedi per terra”.

La possibilità è molto più inquietante dell’impossibilità.

Poi può arrivare il momento in cui decidi che andrai avanti. Sai che sarà una prova nuova, difficile, impegnativa e sei così preoccupato dell’oltre!

E quando arriva, quando sei lì, quando lo senti vicino e stai per immergerti, resti sospeso.

E subito dopo improvvisamente non tendi più in avanti, non aneli ad un “oltre”, non ti senti ancorato verso giù né spinto verso su, semplicemente vivi quel presente!

Rumori, sensazioni sulla pelle, percezione dei muscoli, ciò che vedi (non dimenticherò mai il rumore dell’aria in caduta libera! Il pulsare di me nell’atmosfera e il mio avvolgermi nel cielo!): tutto è vita, vita nuova, vita tua, amplificata e espansa.

E se ti guardi indietro pensi che ciò che prima ti sembrava la cosa più difficile, in realtà è la più leggera e semplice, se ti concedi di lasciarti andare, di farla e di assaporarla, ed è: lasciar vivere te stesso.

Se trovi qualcosa che ti arresta e che credi ti stia portando su o dove non vorresti andare?

 

Puoi festeggiare ciò che sei riuscito a fare e ricominciare da lì, dal suolo e dalle tue basi per cercare di assaporare ancor di più la vita.

Grazie a chi mi ha regalato questa possibilità e a tutti coloro che mi hanno accompagnato con i loro sorrisi in hangar, in aereo e in cielo.

 

Se volete vedere il video che ha fatto breccia in meno di 2 minuti, eccolo qui:

 

 

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